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20 Settembre 2017

Un simbolo globale

La «Via della Seta». Un’espressione che evoca terre lontane ed esotiche, imperi scomparsi da tempo immemorabile, conquistatori coraggiosi e violenti, lunghe carovane tra dune roventi mosse dal vento e aspri terreni montuosi, commerci di tessuti, pietre preziose e spezie, scambi di idee, religioni, invenzioni. La Via della Seta rappresenta tutto questo e molto altro: non era certo una strada come potremmo intenderla noi oggi, sebbene venga a volte descritta come la prima via di comunicazione davvero internazionale. Si trattava piuttosto di una vasta rete di itinerari che si estendevano dal cuore della Cina attraverso l’Asia, in direzione del Mediterraneo, con collegamenti a vie trasversali che portavano verso nord e verso sud. Questa rete si ampliò per molti secoli e venne percorsa in lungo e in largo da viaggiatori impavidi e abili mercanti appartenenti alle culture piú diverse.

Scambi di merci, innovazioni e religioni
Su di essa, attraverso un ambiente naturale estremo e ostile, si muovevano grandi varietà di merci, manufatti, innovazioni e fedi. La storia della Via della Seta è legata a quella delle popolazioni delle terre che attraversava: ai loro conflitti e alle loro alleanze, alle influenze reciproche e alle caratteristiche di ciascuna di esse. All’apice del suo utilizzo, in queste regioni prosperavano gli imperi piú potenti del mondo. La suggestiva definizione di «Via della Seta» non è nata insieme alla strada stessa: essa fu coniata solo nel 1877 dal barone Ferdinand von Richthofen (1833-1905), esploratore e geografo tedesco che per primo la chiamò Seidenstrasse (tedesco per «Via della Seta», appunto). La materia prima che diede il nome alla Via fu quella che agli Occidentali appariva la piú esotica e stupefacente. Ma la seta non era l’unica merce di valore trasportata lungo il viaggio, diventato ormai un percorso a doppio senso. Verso oriente, in direzione della Cina, le carovane portavano con sé oro, avorio, pietre preziose e vetro, mentre a ovest le missioni trasportavano pellicce e manufatti in ceramica, giada, bronzo, legno laccato, profumi e spezie.

Un tessuto dalle origini leggendarie
La produzione della seta – il termine tecnico è sericoltura – ha una lunga storia, che inizia in Cina alcuni millenni prima di Cristo. Per secoli gli Occidentali hanno saputo pochissimo di questo prezioso tessuto, prodotto da bachi, cioè larve di una particolare specie di farfalle, il Bombyx mori. I bachi di questa specie secernono la seta per costruirsi attorno un bozzolo al cui interno subiscono la metamorfosi che li trasforma in farfalle. Fin da tempi molto antichi, in Oriente, gli uomini hanno imparato ad allevare questi insetti per ottenere quel tessuto di grande qualità. Secondo la tradizione cinese, la tecnica della lavorazione della seta nacque in Cina: sarebbe stata Hsi Ling Shih, moglie leggendaria di un altrettanto leggendario imperatore, a introdurre l’allevamento del baco da seta intorno al 3000 a.C. Tuttavia, alcuni recenti ritrovamenti archeologici (attrezzi per la lavorazione della seta, frammenti di tessuto e bozzoli fossili risalenti ad almeno 6000 anni fa) mostrano che nella regione cinese vicino al Fiume Azzurro l’origine della sericoltura era ancora piú antica. Nel corso dei millenni, la selezione operata dagli allevatori ha portato a fare del Bombyx mori una specie il cui unico scopo sembra essere la produzione di seta: la farfalla è cieca e incapace di volare, ed è in grado solo di deporre uova per formare un’altra generazione di bachi. La produzione di seta è un processo molto delicato (vedi box in queste pagine); richiede grande attenzione nell’allevamento dei bachi, che vengono nutriti con foglie di gelso e tenuti in particolari condizioni di umidità e temperatura. Quando hanno raggiunto un’adeguata fase del loro sviluppo, per alcuni giorni producono i lunghi filamenti con i quali costruiscono il bozzolo....

Il direttore

Andreas M. Steiner

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