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MOSAICI E DIRUPI

In origine, il magnifico leone riprodotto in copertina faceva parte di un pavimento musivo del Teatro Romano di Iguvium, l’antica Gubbio, dove venne scoperto intorno alla metà del Cinquecento. L’opera, risalente al II secolo a.C., è di grande qualità artistica, tanto che, nel 1664, lo storico dell’arte Giovan Pietro Bellori ebbe a definirlo «un mosaico antico del miglior secolo de’ Romani». Ma dove è conservato il prezioso reperto? Non in Italia, come si potrebbe supporre, ma in un luogo piuttosto lontano dalla sua terra d’origine; fa bella mostra di sé in una sala di Holkham Hall, nobile residenza in stile palladiano situata sulla costa orientale dell’Inghilterra. Un nome, in verità, che ai nostri lettori non dovrebbe suonare nuovo: qualche anno fa – e precisamente nel maggio del 2014 –, ne parlammo in un articolo dedicato a una raffinata mostra tenutasi al Museo Archeologico di Cortona, «Seduzione Etrusca» (vedi «Archeo» n. 351, maggio 2014). Argomento dell’esposizione era la passione per la civiltà dell’antico popolo italico, nata in Gran Bretagna tra Sette e Ottocento; e la residenza di Holkham Hall – insieme ai suoi nobili padroni e alle numerose e preziose testimonianze che di quell’epoca custodisce – ne era uno dei protagonisti principali. Per scoprire, però, come l’iguvino leone giunse nelle brumose terre del Norfolk, dovete andare al nostro Speciale (vedi alle pp. 82-104). Veniamo, ora, all’immagine di questa pagina, che ritrae la veduta, a volo d’uccello, di un antico borgo secentesco. Dove è situato e perché ne parliamo? Per rispondere dobbiamo, ancora una volta, «autocitarci». Il luogo si trova nella Maremma laziale – come abbiamo riferito in un nostro numero, sempre del 2014 (vedi «Archeo» n. 352, giugno 2014) – anzi, si trovava. Perché l’antica Castro, ecco il suo nome, è una «città fantasma», un affascinante luogo di rovine medievali e antiche nascoste da una vegetazione impenetrabile. Il viaggiatore e archeologo inglese George Dennis (1814-1898) scrive nella monumentale opera Città e necropoli d’Etruria che «in nessun luogo il bosco e piú buio e piú denso, (…) i dirupi piú neri e minacciosi». Agli inizi dello scorso agosto è stato ufficialmente inaugurato il Parco Archeologico Antica Castro. Un evento che avevamo preannunciato e che, nelle parole del suo direttore scientifico Carlo Casi, «segna, finalmente, la rinascita della «Cartagine di Maremma».

Andreas M. Steiner

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