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SCHIAVI DI TUTTO IL MONDO...

Per Marx era «l’uomo piú strabiliante che l’intera storia antica abbia prodotto», il vero prototipo del militante socialrivoluzionario. L’entusiastica descrizione, contenuta in una lettera all’amico Engels, risale al 1861 ed è riferita a Spartaco, gladiatore e ispiratore/condottiero della piú celebre rivolta degli schiavi di tutti i tempi. Il filosofo di Treviri (che nella stessa missiva non aveva esitato a descrivere Pompeo Magno come «ein reiner Scheisskerl», un «vero pezzo di…») – non fu però il primo a rivalutare, in età moderna, l’immagine dell’eroe trace come combattente per gli ideali di libertà e indipendenza: uno «Spartaco nero» – la definizione è di Étienne Maynaud de Bizefranc conte di Lavaux, generale e uomo della Rivoluzione Francese – nel 1791 aveva guidato la rivolta degli schiavi neri nell’isola di Santo Domingo, l’odierna Haiti: si chiamava François-Dominique Toussaint Louverture, era di origini afro-caraibiche e il suo destino era stato quello di «vendicare i torti commessi contro la sua razza». La fortuna piú recente di Spartaco, infine, risale al periodo della prima guerra mondiale in Germania, quando il nome venne assunto dal movimento rivoluzionario socialista fondato da Rosa Luxemburg, lo «Spartakusbund» (la Lega Spartachista), poi confluito nel Partito Comunista tedesco.

Le testimonianze antiche sul personaggio sconfitto in battaglia nel 71 a.C. (e del cui corpo, come accadde con molti eroi del passato, si perse subito ogni traccia) sono contraddittorie; poche e laconiche quelle coeve alle vicende stesse, piú descrittive e romanzate quelle di età imperiale. Per lo storico alessandrino Appiano (95-165 d.C.), Spartaco era stato prima un disertore, divenuto poi un brutale condottiero; Plutarco, invece, lo descrive come un combattente eroico, fiero e di spirito nobile. La questione intorno all’identità – politica e sociale – del leggendario personaggio viene affrontata da una bellissima mostra allestita a Roma (Museo dell’Ara Pacis, fino al 17 settembre) e dall’articolo introduttivo dello Speciale di questo numero: quale fu – al di là di ogni idealizzazione – la reale utilità per la causa della schiavitú della rivolta guidata da Spartaco? E quest’ultimo fu solo un «capobanda col coraggio da leone» (secondo la definizione del grande storico ottocentesco Theodor Mommsen) o non invece, come credeva Marx, colui che segnò l’inizio della fine del piú grande sistema schiavistico del mondo antico?

Andreas M. Steiner

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