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RINASCITA

«Dove si va per la Domus Aurea? Ma vale la pena visitarla?». Domande che ci sentiamo spesso rivolgere dai turisti che passeggiano per i vialetti del Colle Oppio, il grande parco prospiciente il Colosseo, scandito da alberi di alto fusto e dalle magnifiche e imponenti rovine delle Terme di Tito e di Traiano. Oggi, questa meravigliosa area appare malconcia e – privata delle piú elementari cure che meriterebbe un luogo tanto centrale e rilevante – assai poco presentabile: specialmente a quei visitatori – stranieri e non – che obbligatoriamente l’attraversano, dopo aver ammirato la celeberrima michelangiolesca statua del Mosé nella vicina chiesa di S. Pietro in Vincoli, in direzione del Colosseo e, appunto, della mitica residenza di Nerone.

In netto contrasto con la trascuratezza che offende le bellezze del Parco del Colle Oppio, fervono invece i lavori di restauro della sottostante reggia di Nerone, progettati dagli archeologi della Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma. Un’attività non immediatamente visibile, perché i resti del palazzo neroniano sono oggi nascosti sotto i giardini. Sette anni fa – era il marzo del 2010 – le infiltrazioni d’acqua causarono lo sprofondamento di una porzione di questa superficie, posta in corrispondenza del soffitto delle gallerie traianee, rendendo cosí drammaticamente evidente lo stretto rapporto tra il Parco e il monumento che esso ricopre (vedi la foto in questa pagina). Fu allora che venne posto con urgenza il problema di come salvaguardare il complesso archeologico, rispettando, al contempo, il contesto naturalistico e monumentale del giardino.

Dei restauri della Domus Aurea riferiamo nello Speciale di questo numero. È il racconto di un’impresa formidabile – svolta nel silenzio dei sotterranei e, in superficie, sotto la protezione di un grande tendone bianco – narrata dagli stessi protagonisti di questa straordinaria avventura scientifica e culturale. Dei cui risultati beneficeremo tutti noi, appassionati di antichità (insieme – sperabilmente – ai bistrattati giardini del Colle Oppio).

Andreas M. Steiner

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