In edicola dal 9 Febbraio

DALLA TERRA DEI LEONI

In un volume appena pubblicato dall’editore Tauris, Massimo Vidale, professore di archeologia del Vicino Oriente all’Università di Padova e nostro collaboratore sin dai primi numeri, ricostruisce l’identikit di un’antica civiltà perduta. E lo fa riannodando i molteplici fili di una memoria, interrottasi non tanto come conseguenza inevitabile del trascorrere del tempo, quanto per la sorte traumatica abbattutasi nel «secolo breve» su un territorio vastissimo e selvaggio che, per secoli, quella memoria aveva gelosamente custodito. «La rapina delle necropoli dell’età del Bronzo dell’Afghanistan e dei paesi vicini – scrive Vidale – iniziò nei primi anni Sessanta, come testimonia la comparsa, sul mercato antiquario, delle prime statuette composite (…) dopo l’invasione sovietica del 1979, inoltre, le già deboli istituzioni preposte alla protezione del patrimonio culturale nelle regioni orientali dell’Asia centrale avevano completamente cessato di funzionare (…) Centinaia se non migliaia di siti, appartenuti a una civiltà di stupefacente ricchezza e creatività, sono stati devastati dagli scavi clandestini e i tesori, nascosti nelle necropoli dell’élite, saccheggiati…». Il lungo percorso intrapreso da Vidale per misurarsi con questa «tragedia archeologica» lo ha condotto lontano, dalle necropoli dell’Iran sud-orientale – devastate e poi abbandonate dagli scavatori clandestini – ai confortevoli salotti dei collezionisti occidentali, dove l’odore della polvere dei siti archeologici appare solo «come un lontano ricordo». Nelle pagine di questo numero, l’autore – in esclusiva per i nostri lettori – muove da una serie di oggetti misteriosi e unici, noti esclusivamente grazie alla loro sopravvivenza in collezioni private e museali, per suggerirci la via di un’indagine straordinaria: piccole statuette, raffiguranti uomini dal volto sfregiato e leonesse dai muscoli possenti, che sul mercato antiquario hanno raggiunto prezzi iperbolici (la statuetta raffigurata qui accanto, alta poco piú di 10 cm, è stata venduta per oltre 57 milioni di dollari) cominciano a parlare di sé, di quel loro mondo che, tra il III e II millennio a.C., fiorí tra le pianure dell’odierno Turkmenistan, l’antica Margiana, e gli altipiani afghani che i Greci chiamarono Battria. Una terra attraversata dal piú grande fiume dell’Asia centrale, l’Oxus (oggi Amu Darya), che a quel mondo scomparso ha prestato il nome…

Andreas M. Steiner

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