n°372 - Febbraio 2016
Il territorio di Populonia, con il suo magnifico paesaggio adagiato sulla costa tirrenica, è ben
noto ai nostri lettori. Ne abbiamo riferito spesso, e non solo per esaltare le qualità intrinseche
di una terra bellissima – in cui archeologia, storia e natura si fondono in una sintesi felice, –, ma,
soprattutto, per dare conto dell’impegno di archeologi e funzionari pubblici che alla salvaguardia di questo importante lembo di Toscana hanno dedicato – senza clamore e spesso avvolti nel piú totale silenzio dei mezzi di comunicazione – il loro preziosissimo lavoro..... continua
In edicola dal 9 febbraio 2016
Archeo Monografie
Le strade realizzate dai Romani formano una rete che tuttora colpisce per la sua estensione e capillarità. Non è dunque un caso che Romolo Staccioli, profondo conoscitore della civiltà romana e autore di questa Monografia, abbia scritto che, nel loro insieme, esse «costituiscono forse il piú importante e duraturo “monumento” della romanità: un “monumento” lungo 53.000 miglia (pari a circa 80.000 km), quante ne furono censite, per 372 grandi strade, al tempo di Diocleziano... continua
In edicola dal 20 gennaio 2016
Notiziario

SCAVI IN NORVEGIA
VICHINGHI IN FASE DI... ATTERRAGGIO!
La località di Ørland, nella Norvegia sud-occidentale, nei pressi del fiordo di Trondheim, ospita la piú grande base aérea del Paese. Quando lo scorso anno il governo norvegese ha deciso di acquistare 52 velivoli F35 è stato chiaro che, per alloggiarli, sarebbe stato necessario ampliare gli spazi dell’aeroporto. La noticia è stata accolta positivamente dagli archeologi, perché ha fornito l’occasione di condurre indagini in un’area ad alto potenziale. Oggi qui si vedono campi coltivati, ma in epoca antica l’area era occupata da una baia e rappresentava un sito strategico di collegamento con i territori interni della Norvegia centrale e con la Svezia, e un luogo riparato per le imbarcazioni che seguivano le rotte costiere.
I ricercatori del dipartimento di archeologia dell’Università di Trondheim NTNU, coordinati da Ingrid Ystgaard, archeologa e responsabile del progetto, si sono occupati dei lavori di ricognizione e i risultati non si sono fatti attendere: in breve sono affiorate le tracce di un importante villaggio vichingo, risalente a circa 1500 anni fa.
Secondo quanto dichiarato dagli archeologi, la ricchezza del sito è senza precedenti, dovuta non soltanto alle dimensioni, ma anche alle particolari condizioni del terreno. In quest’area, infatti, l’acidità tipica del suolo norvegese è mitigata dalla ingente presenza di frammenti di conchiglie, e questo ha permesso la conservazione di molti reperti che altrove sarebbero andati sicuramente distrutti. Per esempio, sono stati individuati alcuni immondezzai, contenenti numerose ossa di animali: mammiferi, pesci – salmoni e merluzzi – e volatili marini. Da qui sono emersi anche oggetti in vetro e ambra, come perline ornamentali, e il frammento di una tazza la cui manifattura rimanda alla regione germanica e, in particolare, alla valle del Reno.
Tale dato indica che gli antichi abitanti dell’insediamento dovevano godere di un discreto benessere e praticare un’economia di scambio che comprendeva il commercio di materie preziose come il vetro.
Sono state isolate anche buche di palo relative a due case lunghe, una di 40 m e l’altra di 30, edificate parallele e collegate tra di loro da un altro edificio piú piccolo, determinando una configurazione a ferro di cavallo. La maggiore delle due costruzioni mostrava tracce di almeno tre focolari, di cui uno utilizzato per cucinare.
L’area da esaminare è enorme, oltre 91.000 mq, e i lavori pertanto procedono anche con l’uso di scavatori meccanici, rimuovendo
strati di pochi centimetri di terreno alla volta e quindi operando manualmente nel momento in cui si incontrano resti archeologici. Le indagini proseguiranno nei prossimi mesi e gli archeologi sperano di individuare anche le sepolture connesse al villaggio, nonché i resti del porto.
Paolo Leonini
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